Conviviale dedicata ad un originale modo di coniugare cultura musicale operistica e filosofia del diritto penale. Attraverso la storia sono stati presi in esame la figura tragica del Don Giovanni. La figura di Don Giovanni può essere analizzata come la negazione sistematica dei pilastri del diritto: il consenso libero, la certezza del contratto e la responsabilità penale. Attraverso il filtro giuridico, il “seduttore” non è un eroe romantico, ma un soggetto che opera costantemente al di fuori della legalità, violando norme civili e penali e dimostra un panorama interiore di grande solitudine e povertà morale. Oggi la sua figura ha perso la valenza di fascinazione del superamento del limite ed è oggetto di provvedimenti legislativi a tutela della figura femminile. Nel diritto civile, il contratto (anche quello “sociale” o la promessa di matrimonio) richiede un consenso libero e non influenzato da raggiri. Don Giovanni utilizza sistematicamente il dolo per estorcere il consenso. Ad esempio, nell’opera di Mozart, la promessa di matrimonio a Zerlina è giuridicamente nulla poiché manca l’intenzione di obbligarsi, configurando una “riserva mentale” finalizzata all’inganno. Spesso Don Giovanni agisce sotto mentite spoglie inducendo la controparte in un errore essenziale sull’identità del contraente, che renderebbe annullabile qualsiasi atto giuridico.Dal punto di vista del diritto penale, la condotta di Don Giovanni trascende la semplice amoralità per entrare nell’illecito sanzionabile. Il personaggio è, tecnicamente, un omicida, avendo ucciso il Commendatore. Questo atto rappresenta la violazione della norma penale suprema e l’inizio della sua parabola verso la “punizione”. Sebbene il mito si basi sulla seduzione, l’uso del travestimento e dell’inganno per ottenere favori sessuali è oggi inquadrato, in molti ordinamenti, come una forma di violenza o abuso, poiché il consenso ottenuto tramite frode non è considerato valido. Don Giovanni incarna la figura del “beffatore” che sfida l’ordine costituito. Egli è il debitore che non intende mai onorare i propri debiti, né pecuniari né morali. Il suo rifiuto di pentirsi davanti alla statua del Commendatore rappresenta il rifiuto ultimo di riconoscere l’autorità della legge (divina e umana). Il catalogo tenuto da Leporello funge da “registro delle violazioni”, una documentazione sistematica della sua sfida alle convenzioni regolate dal diritto di famiglia e dalle norme sulla fedeltà.
Alberto Bazzano, Avvocato, per 13 anni ha svolto le funzioni di Pubblico Ministero presso Procura della Repubblica di Asti. Vincitore di borsa di studio per area disciplinare del diritto penale è stato assistente alle cattedre di Diritto penale, Diritto penale comparato, Diritto penale militare e Criminologia nell’Università di Torino. Ha al suo attivo varie pubblicazioni scientifiche, come l’aggiornamento del Digesto, Discipline penalistiche, Ipertestuale per la casa editoriale UTET di Torino. Inoltre, è critico musicale. Dal 1999 è Giornalista pubblicista e fa parte dell’Associazione Nazionale Critici Musicali, che conferisce annualmente il prestigioso “Premio Abbiati”. Attualmente scrive per “L‘opera”, la più autorevole rivista italiana del settore, per la quale pubblici saggi musicologici ed è corrispondente per gli spettacoli del Teatro Regio di Torino, dell’Opèra di Montecarlo e del Festival di musica antica di Innsbruck. È autore del libro “Le voci dell’Alfieri. Il teatro astigiano nella storia e sulla scena”. È membro di giurie di concorsi internazionali di canto come il “Marcello Giordani” di Catania e New York. È ideatore ed organizzatore del Premio “Aureliano Pertile” conferito lo scorso anno dal Rotary Club Asti, di cui Bazzano è stato Presidente, al tenore Josè Carreras.
